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Far Web: il mondo virtuale degli hater

Giorni fa, mentre sfogliavo una rivista, ho letto un articolo della Costanza Rizzacasa d’Orsogna in cui parla della cyberviolenza. Mentre in passato Internet serviva semplicemente per fare delle ricerche magari sui temi scolastici, sugli autori, sui paesi, guardare l’email e così via, oggi purtroppo non è più così. Con l’avvento dei social network, per quanto possano essere utili in termini di nuove conoscenze, siamo passati da “scrivo un commento e metto un like” a “pubblico una minaccia”. Come dice Rizzacasa nel suo articolo: “un luogo dove scorrazzano (frustrati) giustizieri senza volto. Che ti colpiscono alle spalle senza un perché. Viaggio da incubo nel mondo sempre più selvaggio e crudele degli hater“.

Oggi purtroppo il web sta diventando una minaccia per il mondo intero. Quante volte sentiamo dire al telegiornale: ragazzo gay si è suicidato perché minacciato tramite Facebook oppure la ragazza 16-enne che viene derisa per il suo peso, e sono sempre in aumento i casi del genere.

La domanda è: dobbiamo cercare di evitare i social oppure possiamo e dobbiamo stare attenti nell’accettare un’amicizia e magari fare commenti che possono “urtare” la sensibilità delle persone?!

Purtroppo l’odio è un problema sociale e non prospera solo on line. Come faremo a migliorare il mondo se c’è tutta questa frustrazione, tutto questo odio, l’invidia, la gelosia, la rabbia (anche verso chi ha successo)? E non solo, il suicidio è dovuto principalmente alla depressione in quanto i ragazzi passano ore con lo smartphone a chattare e vedere i commenti degli altri, nel cosiddetto mondo virtuale.

Non dico che oggi bisogna ritornare, come in passato, a mandarsi le cartoline o a scriversi le lettere (anche se mi piacerebbe molto), ma piuttosto a stare attenti nell’ispezionare chi si ha dall’altra parte dello schermo.

I genitori oggi cercano di proteggere i loro figli scaricando app fatti apposta per controllarli, ma d’altra parte i ragazzi lo sanno che i genitori li controllano e cercheranno sempre di “difendersi” e di sfuggire a questo controllo. E il problema persiste………

 

Fiducia

La maggior parte delle persone pensa che la “fiducia” sia un “ingrediente” fondamentale nei rapporti sia di coppia che nei rapporti di amicizia. Ma la mia domanda è: bisogna veramente fidarsi?

Oggi come oggi è difficile fidarsi di qualcuno, sia che tu parli a livello privato: fidarsi di un parente, amico o fidanzato, o che tu parli in generale riferendoti a quella che è la società d’oggi, una società che cerca di fregarti in tutti i modi possibili.

Quante volte sentiamo dire: “non dovevo fidarmi di lui, è un bugiardo” o “mi hanno preso in giro e io mi sono anche fidato”. Con questo non dico che non bisogna fidarsi di nessuno, ma stare attenti a chi ci ritroviamo davanti. La fiducia bisogna conquistare e maturare, non si può “regalarla” a tutti.

Di certo è che come nel film “Titanic” alla domanda “ti fidi di me?” tutti avremmo risposto di si, ma nella vita reale spesso e volentieri quando cominci a fidarti di qualcuno rimani deluso per vari motivi. Molte esperienze ci portano a riflettere su questo argomento……….E voi vi fidereste di chiunque?

Giovani

Stamani, mentre ero a fare mille cose, ho letto un articolo molto interessante “I migranti in arrivo. Le regole da rispettare” di Susanna Tamaro in cui si riferisce, con termini abbastanza chiari direi, a quelle che sono le regole (e non) dell’Italia d’oggi per quanto riguarda l’accoglienza dei profughi e il comportamento degli italiani verso questi. Ma la cosa che mi ha colpito di più è come ha definito i ragazzi d’oggi, dicendo: “Fin dai primi istanti, i nostri piccoli vivono sotto la costante cappa di controllo degli adulti che tendono a proteggerli in maniera ossessiva da qualsiasi cosa possa turbarli o ferirli. Il frutto di tutto ciò è una generazione di bambini fragili o fin troppo sicuri, bambini già immersi nella foschia della depressione o vittime di una sovraeccitazione difficile da controllare senza l’aiuto dei farmaci.”

Accogliere bene qualcuno significa avere non solo uno stato solido e con regole da rispettare, ma essere delle persone forti, con un’identità, con dei valori, un credo, e oggi più che mai bisogna cercare di avere questo tipo di personalità.

Il popolo italiano si è ormai “assopito” e si risveglia solo per combattere problemi come “la disparità tra uomo e donna”, il diritto ad avere una pensione e poco più. “Un mondo fluttuante, che ha rinunciato alle sue radici più profonde, timoroso e pavido nell’affermare i propri valori, in che modo potrà rapportarsi con persone dall’identità così forte?”

I giovani hanno bisogno dell’appoggio, del sostegno dei genitori, ma hanno bisogno anche di fare da soli, di avere meno di quello che hanno oggi, di fare esperienze sia positive che negative, e anche di sperimentare il dolore per poi affrontare la vita con più coraggio. O no?

Loneliness

In questa bella giornata di domenica, seduta dietro ad una scrivania, mi sono ritrovata a riflettere…. Ma noi siamo veramente soli? La solitudine si può evitare? O siamo noi che non vogliamo accettare la realtà dei fatti?!

Il punto è che le persone spesso non si rendono conto che loro sono “soli” anche se hanno un gruppo di amici o parenti. Come spesso si dice è proprio nel momento del bisogno che vedi chi sono i veri amici, io direi piuttosto “chi non lo è”. Un esempio? Il compleanno! Cerchi di organizzare tutto almeno due settimane prima, inviti gli amici e alla fine ti ritrovi con neanche la metà di loro. A quel punto cominci a farti delle domande: sono veramente degli amici? Mi servono? Ci sono stati per me o sono veramente solo?

Come qualcuno ha detto noi siamo “animali sociali” e di conseguenza sentiamo il bisogno di appartenere a qualcuno o a qualcosa. Ma spesso mi ritrovo a chiedermi: l’uomo a volte si sente veramente solo? O noi siamo soli nel momento in cui diventiamo vecchi?

Noi siamo soli anche quando stiamo male e forse per questo abbiamo troppa paura di chiedere aiuto….o no?

Selfishness

L’egoismo è una minaccia? E noi siamo in grado di difenderci? Oggi giorno spesso sentiamo dire: “quello è un egoista”, ma non ci chiediamo perchè. Noi giudichiamo e basta. Giudichiamo tutti a prescindere da chi sono e come sono.

L’egoismo esiste! Siamo noi che dobbiamo accettarlo o forse dobbiamo fare qualcosa a proposito? In fin dei conti tutti oggi pensano più a se stessi. Fare “un passo” verso l’altro è troppo difficile e impegnativo. Quanti di noi hanno sempre sentito dire: “ma chi te lo fa fare” “perchè lo fai”“ma chi se ne frega, pensa a te”.

Se oggi c’è tutto questo “egocentrismo”, possiamo noi cambiare in meglio? Il che significa semplicemente aiutare l’altro, dare un supporto, essere attivi, partecipi…o no?

E’ vero che a volte dobbiamo pensare un po’ più a noi stessi, ma è vero anche che aiutare e supportare l’altro è un bene che facciamo anche a noi stessi. Pensare al prossimo forse è la chiave per un mondo migliore. Chissà………..

Destino

Preferiresti vivere in un modo “pacato”, annoiato, senza che nessuno si possa intromettere nella tua vita o morire felice sapendo che hai “conquistato” il mondo? Sono queste le domande che ogni giorno ci poniamo. Oggi giorno non possiamo tracciare una linea netta tra la felicità, intesa come voglia di vivere e affrontare al meglio la vita, e “l’infelicità” che ti porta ad essere apatico. C’è chi dice di essere felice ma percorre un “sentiero” tortuoso…e chi dice di essere infelice quando in realtà è fortunato.

E’ vero quando si dice che siamo noi gli artefici del nostro destino? Non possiamo saperlo per certo. Noi prendiamo solo delle decisioni che ci portano a percorrere delle “strade”. “Strade” che sono difficili, complicate e ingarbugliate, e forse tutto quello che un essere umano fa è quello di scegliere la via più facile.

Le persone dovrebbero imparare a “camminare” meglio, a vivere meglio, imparare ad affrontare la vita “resistendo ai colpi”. Ma la domanda è:   come?